RadioCorsa, Elia Viviani ripercorre la sua straordinaria carriera: “A Rio la vittoria più bella. Ho un solo rimpianto”
Elia Viviani rivive i momenti più belli della sua carriera. In collegamento video durante la puntata di RadioCorsa su RaiSport giovedì 6 novembre, il veneto racconta le emozioni di quindici anni in bicicletta, pochi giorni dopo aver conquistato la medaglia d’oro nella corsa a eliminazione ai Mondiali Pista Santiago del Cile 2025, una ciliegina sulla torta poche settimane dopo l’ultima corsa su strada, al Giro del Veneto. Su strada, il classe ’89 ha vinto 90 volte, tra cui un campionato europeo, un titolo italiano, 5 tappe al Giro d’Italia, una al Tour de France e tre alla Vuelta a España. Su pista invece spicca l’oro olimpico nell’omnium a Rio 2016, che ha segnato un momento di svolta nella storia della pista italiana.
Lo stesso Viviani ha sottolineato con orgoglio l’importanza del suo percorso su pista per l’Italia, nell’intervento a RadioCorsa: “Arrivavamo da anni in cui eravamo spariti dai Velodromi. Quando abbiamo iniziato a Londra 2012 avevamo un box piccolissimo, ora ne abbiamo uno enorme perché abbiamo tantissimi atleti. Questa è la differenza sostanziale, che ci rende davvero orgogliosi. Poi per me è stato speciale correre il Tour de France 2019, dove ho vinto una tappa e chiuso la mia Tripla Corona personale. Quell’anno abbiamo anche lottato in classifica generale con Julian Alaphilippe, che ha tenuto la maglia gialla fino a poche tappe dalla fine”.
L’ormai ex velocista ha ripercorso l’inizio della sua carriera, quando passò professionista con la Liquigas: “L’assenza della Liquigas è quello che stiamo affrontando adesso come movimento ciclistico italiano. Quando ho iniziato, nel 2005, c’erano Liquigas e Lampre che pescavano i migliori corridori tra gli under e ci davano la possibilità di provarci. 5 passavano dalla Liquigas, 4 o 5 dalla Lampre, avevi 10 nuovi professionisti nel World Tour e allargavi il bacino da cui poter pescare campioni. Quei 5 anni alla Liquigas mi hanno formato come atleta e come uomo e hanno fatto in modo che diventassi quello che sono ora”
“Il 2018 è stato il mio anno migliore – ha proseguito il veneto, ricordando la vittoria al campionato italiano – Passare un anno in tricolore è qualcosa che auguro a tutti. Vestire la maglia tricolore in tutte le gare più importanti è stato fantastico. La maglia italiana ha una rappresentanza importante in gruppo, portarla è motivo di orgoglio. Quando ho visto il percorso pensavo fosse troppo duro, ma abbiamo avuto una giornata perfetta e ce l’ho fatta. Penso sia stato il giorno in cui sono andato più forte in assoluto. Con il percorso che c’era, essere riuscito a uscire dal gruppo, a stare con Pozzovivo e battere lui e Visconti in volata non è stato semplice. Anche settimana scorsa nell’eliminazione è stata tosta. È uno sforzo diverso, dura dieci minuti, ma non mi aspettavo di stare così bene e di vincere”.
Un ricordo speciale va anche al titolo europeo conquistato nel 2019: “Due anni prima avevo perso al fotofinish con Kristoff dopo un ottimo lavoro del treno italiano. Vincere nel 2019 è stato bello. Quel giorno c’era vento, abbiamo spaccato la corsa. Purtroppo nei Mondiali non sono mai riuscito a vincere una medaglia, è forse il mio solo rimpianto. Ho avuto solo tre occasioni: nel 2015 non ero ancora il miglior Elia, nel 2016 la mia preparazione era incentrata su Rio, nel 2017 a Bergem invece ero arrivato un po’ cotto, infatti mi sono staccato nell’ultimo giro. Dopo non ho più avuto occasioni”.
Elia Viviani ha poi parlato del successo di tappa al Tour de France 2019: “Ti rendi conto di quanto è speciale quando passi quella linea. Io avevo vinto 4 tappe al Giro e 3 alla Vuelta. Quell’anno ho cannato il primo sprint, ma nel secondo ho seguito un treno perfetto. Morkov e Richeze mi hanno portato agli ultimi 150 metri per uno sprint che non potevo sbagliare. Vincere al Tour è sempre difficile, il livello è altissimo. C’è sempre nervosismo, cadute dietro l’angolo. Ho parlato con Milan che ha vinto il Tour e voleva dominare. Gli ho fatto capire che il Tour è diverso. Quando passi quella linea del traguardo è tutto diverso, tutte le emozioni ti arrivano addosso”.
In chiusura il successo che ricorda con maggiore orgoglio: “L’oro di Rio è la vittoria più bella della mia carriera. Per me è arrivato dopo la batosta di Londra 2012 con una grande prestazione di due giorni, davanti a Cavendish che in quegli anni era difficile da battere, con Gaviria che in pista era un dominatore. L’Olimpiade ti mette su un altro pianeta: sei alla pari del miglior tennista, del miglior nuotatore… e ti fa conoscere al mondo dello sport, non solo a quello del ciclismo”
| Crea la tua Fantasquadra per la terza settimana del Tour de France 2026: montepremi minimo di 500€! |
| Ascolta SpazioTalk! |
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming ![]() ![]() |










